Aforismi GRANATA
(verbo volant, scripta manent)


Strettamente in ordine alfabetico, troverete le frasi, gli scritti, gli aforismi sul TORO e per il TORO, di molti personaggi famosi, alcuni di essi VERI CUORI GRANATA, Frasi che toccano il nostro cuore condite da molte verità....



Aldo AGROPPI (calciatore del TORINO FC)
  • Abbiamo sfidato il destino ed il fato. Non si può cambiare la fede così come non si cambia la mamma. Ho giocato indossando la maglia di CASTIGLIANO e l'ho onorato; ho sposato un'idea, una fede e non la fame di vittoria. Ho sposato il TORO.
  • Nel 1972 a marassi contro la sampdoria l’'arbitro non vide un gol GRANATA che avrebbe significato come minimo lo spareggio con la juventus. Quello è il vero scudetto revocato al TORO, altro che quello del 1926-1927.
  • Cominciavamo a pensare al DERBY quando eravamo sotto la doccia, alla fine della partita della domenica precedente.
  • Quando mi hanno scaricato al perugia, dopo undici anni di TORO, feci la strada da Sassi a Pino in auto, da solo, piangendo come una fontana: e dire che andavo a guadagnare il doppio. Piangevo perché io nella bandiera del TORO credevo e la gente vedeva in me un simbolo. Io piangevo di dolore, mentre oggi si piange di gioia: più squadre cambi, più guadagni.
  • Segnare un gol alla juve e' come una scopata con Kim Basinger.
  • Senza Giorgio, non sarei mai diventato un giocatore (cit. Giorgio FERRINI).

ANONIMO
  • Molte squadre hanno una storia, ma solo il TORO è leggenda.
  • Soltanto il fato li vinse.
  • “Picchia per noi, Giacomo FERRI, picchia per noi”. E lui partiva e si sentiva paladino e imponeva la sua legge e sradicava palloni.
  • Il tifoso del TORO è morto troppe volte per morire davvero.

Giovanni ARPINO (giornalista)
  • Da SUPERGA a MERONI a FERRINI, la storia del TORO obbedisce a un copione drammatico. Di rappresentazione in rappresentazione, società, tifosi, giocatori si sono cuciti addosso una divisa mentale ormai indelebile come la maglia GRANATA: è più importante soffrire che non vincere.
  • La juventus è universale, il TORINO è un dialetto. La madama è un "esperanto" anche calcistico, il TORO è gergo.

Valerio BACIGALUPO (giocatore del GRANDE TORINO)
  • Il pallone è un nemico che non deve entrare in casa.

Enzo BEARZOT (giocatore del TORINO FC)
  • Il calcio pare esser diventato una scienza, anche se non sempre esatta. Tuttavia, per me, si tratta prima di tutto e soprattutto di un gioco.
  • A causa dell'ingresso di grandi sponsor sulla scena del calcio, sembra che il denaro abbia spostato i pali delle porte. 

Roberto BECCANTINI (giornalista)
  • La juventus è una figlia di papà. Di papà Agnelli, di Edoardo e di tutta la generazione a venire. La juve è stata la squadra di Charles, di SivoriPlatiniBaggioZidane. Il TORINO invece è stato figlio della madre di tutte le sciagure: SUPERGA. Andrei al di là della solita divisione convenzionale di una juventus aristocratica e di un TORINO popolare. Direi che la juve è la squadra che si è tolta tutti gli sfizi, mentre il TORO spesso è stato costretto a scendere a patti con il destino.

Rolando BIANCHI (capitano del TORINO FC)
  • Nelle mie vene scorre sangue granata. A TORINO ho lasciato il cuore, sentivo la Curva Maratona cantare e tremavo. E’ una piazza unica, io sono GRANATA al 101 % e quando mi sono tolto quella maglia lì, mi sono tolto l’anima. Ci sono stato male, ci ho sofferto perché io amo il TORINO alla follia. TORINO è storia e passione.
Giorgio BOCCA (giornalista)
  • Quel GRANDE TORINO, non era solo una squadra di calcio, era la voglia di Torino di vivere, di tornare bella e forte.I giocatori del TORINO non erano solo dei professionisti o dei divi, erano degli amici.

Giampiero BONIPERTI (calciatore e presidente dei gobbi)
  • Saltava più in alto della traversa ed era più piccolo di me, aveva cosce enormemente muscolose e tirava legnate paurose (cit. Valentino MAZZOLA).

Gianni BRERA (giornalista)
  • Era un simbolo di estri bizzarri e libertà sociali in un paese di quasi tutti conformisti sornioni (cit. Gigi MERONI).

Pasquale BRUNO (giocatore del TORINO FC)
  • In campo mi dicevano di tutto: terrone, africano, ignorante. Sull'ignorante, in effetti, non si sbagliavano..

Federico BUFFA (giornalista e scrittore)
  • Se la sorte, ti ha dato in dote di essere innamorato di una squadra come il TORINO, beh allora avrai la ragionevole certezza che quel tuo amore non sarà mai augustiato dalla monotonia, ma da qualsiasi altra possibile condizione dell'animo, inevitabilmente... SI

Urbano CAIRO (imprenditore - presidente TORINO FC)
  • TORINO è anche, anzi soprattutto, la città del TORO.
  • chiellini? Non basta laurearsi per essere intelligenti.

Alberto CARELLI (giocatore del TORINO FC)
  • La settimana dopo il funerale, c’'era il derby con la juve. Tra il silenzio funereo delle tifoserie di entrambi gli schieramenti, il campo fu inondato di fiori da un elicottero, che furono raccolti poi sulla fascia destra, quella di competenza del giocatore deceduto. Nestor COMBIN, un attaccante argentino molto amico di MERONI, insistette per giocare nonostante la febbre che lo aveva colpito pochi giorni prima. In memoria dell’'amico, lottando con furia, al terzo minuto segnò un gol, e raddoppiò al settimo, per poi firmare una tripletta al 15° della ripresa. Il quarto gol fui io a segnarlo....

Stefano CASELLI (giornalista)
  • MERONI era così popolare in quella Torino.....Alla guida di una delle due auto coinvolte nell’investimento c’era un giovane tifoso del TORO che ancora oggi porta nell’anima la ferita di quella notte maledetta. Nella sua stanza (come si può vedere dalle foto pubblicate dai giornali dell’epoca) c’'era il poster di Gigi. Al suo idolo in maglia GRANATA assomigliava addirittura un po’. Si racconta perfino che qualcuno lo scambiasse davvero per MERONI.    E gli chiedesse l’autografo. Per uno di quegli incroci del destino che solo dalle parti del Toro potevano accadere (il pilota dell’areo che si schiantò a SUPERGA nel 1949, per dire, si chiamava Pier Luigi Meroni) quel ragazzo diventerà 33 anni dopo presidente del TORINO CALCIO (cit. Attilio ROMERO).

Francesco CIMMINELLI (proprietario del TORINO FC)
  • Salverò il TORO....fosse l ultima cosa che faccio.

Sandro CIOTTI (giornalista)
  • Il TORINO, la cui parabola ha ospitato ferite crudeli e successi epici e che il destino ha accarezzato come un fiore e trafitto come una lama saracena.

Marco FERRANTE (giocatore del TORINO FC)
  • Se giocavamo ancora mezz'ora finiva 5-3 per noi, quando sono entrato in campo volevo spaccare tutto dalla rabbia e dalla carica... e adesso sono ancora carico (cit. il DERBY del 3 a 3).

Luigi GARZYA (giocatore de TORINO FC)
  • Sono pienamente d'accordo a metà col mister.

Serafino GENINETTI (pittore della MARATONA)
  • La più bella festa popolare dopo la Liberazione”, dissero a proposito dello scudetto 1976. Io e mia figlia e un gruppetto di amici ritagliammo e dipingemmo 10.000 enormi scudetti, poi la notte prima di TORINO-Cesena, fino alle sei del mattino, andammo ad affiggerli in tutte le colonne del Centro. Nessuno sapeva. La città si svegliò con una sorpresa che fu anche struggente.

Gustavo GIAGNONI (allenatore del TORINO FC)
  • Fiat...cioè, terra, mare, e… Monti (cit. l'arbitro Monti per una mancata espulsione dello juventino morini in un DERBY).
  • Il giorno dopo presi il primo aereo per Olbia e scappai dai miei. Rimasi chiuso in casa a pensare e a mordermi le unghie. La mano si era gonfiata incredibilmente, mi faceva un male cane. 
    Mi sentivo in colpa, ero confuso, in trance. Mia madre approvò, mio padre mi criticò. Al martedì tornai sul continente. L' autista del TORO venne a prendermi all' aeroporto per portarmi al FILADELFIA. Temevo la reazione della gente, dei giornalisti. Pensavo: Adesso è finita, mi distruggeranno per sempre. Arrivai all' allenamento che tremavo. E quando vidi una folla enorme di tifosi davanti al campo, mi spaventai. Scesi dalla macchina che ero un cencio. Ma appena la gente mi vide cominciò ad inneggiare, a battermi le mani, a sollevarmi di peso. Ero stato portato in trionfo. Non me l' aspettavo, mi commossi. Mille persone in tripudio per me, e solo perché avevo steso un GOBBO. Oggi, 30 anni dopo, dico: rifarei tutto, gli ridarei quel pugno. Perché quando ci vuole ci vuole. (cit. il pugno dato a causio).
  • Sembrava che a Torino dovessero stare solo loro. Sembrava che fosse vietato anche solo esistere, lottare, sfidarli. Sembrava che la Juve non dovesse avere rivali.Non solo dovevano vincere sempre loro, ma noi non si poteva nemmeno combattere. Sembrava che fosse illecito dire: «Ci siamo anche noi del Toro, perché anche noi siamo forti».
    Sembrava che a Torino dovessero respirare solo loro. Ci toglievano anche l'aria quelli della Juve, e io la loro aria non volevo respirarla. Io respiravo bene, pulito, soltanto quando ero al Fila. Ma gli arbitri, certi giornalisti, certi manager che giravano nel calcio, certi poteri più o meno oscuri in città. Ecco: con tutti i suoi tentacoli la Juve cercava di non farci respirare. E quelli del suo entourage non avevano nemmeno bisogno di essere comandati: sapevano da soli come muoversi per ingraziarsi la famiglia.

Giuliano GIOVETTI (giocatore del TORINO FC)
  • Spesso giocando al FILADELFIA mi accadeva di segnare gol senza accorgermene, come risucchiato in porta dalla gran voglia di gol della gente GRANATA.
Kamil GLIK (Capitano del TORINO FC)
  • Questo CLUB è tra i pochi al mondo con una STORIA SPECIALE. In campo non devi fare il figo, ma essere duro e leale.
  • Se vinciamo il DERBY, tutta l'Italia sorride.

Massimo GRAMELLINI (giornalista)
  • Nella mia fantasia Valentino MAZZOLA era l’eroe buono dai poteri sovraumani: mio padre mi raccontava di quella volta al FILADELFIA che il CAPITANO aveva salvato un gol della juve sulla linea di porta , lui aveva alzato gli occhi al cielo per il pericolo scampato e quando li aveva riabbassati sul campo il CAPITANO era già nell’'area della juve a fare gol.
  • Come tanti innamorati del TORO, l’altra sera ho pianto davanti al televisore. Ma non per la storia di Gigi MERONI. Per come l’avevano ridotta. La tv ha trasformato la FARFALLA GRANATA del libro di Dalla Chiesa nell’'ennesimo santino senz’'anima.

Francesco GRAZIANI (giocatore del TORINO FC)
  • Il passato è come un ladro, non ti porta alcunché ma può rubarti il futuro.

Leo JUNIOR (giocatore del TORINO FC)
  • Mi sono autoinvitato per l'inaugurazione del FILADELFIA.... Perché il FILADELFIA é l'anima del TORINO, é l'anima di Torino....
Riccardo MASPERO (giocatore del TORINO FC)
  • Mi allenavo con il Fanfulla, ma non ne ho mai indossato la maglia perché una volta che hai giocato nel TORINO non puoi vestire il bianconero.

Sandro MAZZOLA (dirigente del TORINO FC)
  • Di mio padre, ho sempre avuto l’impressione che fosse un gigante, un omone alto almeno un metro e novanta. Quando mi prendeva per mano mi sentivo ancora più piccolo di quanto non fossi. Lo guardavo dal basso come un alpinista può rimirare la vetta che si accinge a scalare lassù.

Valentino MAZZOLA (CAPITANO del GRANDE TORINO)
  • Si può vincere sempre nel calcio, l'importante è non rimanere ostili ai cambiamenti.
  • Il calcio rimarrà sempre uno sport per undici persone.

  • Questa è una piazza unica, il pubblico GRANATA è conosciuto in tutta Italia per la sua passione, per il suo grande attaccamento alla squadra, per quel suo forte senso di appartenenza alla maglia: sono valori importanti, in cui mi riconosco, anche per questo non vedo l’ora di cominciare.
Indro MONTANELLI (giornalista)
  • Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il TORINO non è morto: è soltanto “in trasferta”.

Emiliano MONDONICO (calciatore e allenatore del TORINO FC)
  • Il TORO è la speranza in un mondo migliore.

Walter NOVELLINO (giocatore e allenatore del TORINO FC)
  • Al FILADELFIA c’erano muri che sembravano persone, e persone che erano come muri.

Giampaolo ORMEZZANO (giornalista)
  • Ho visto il GRANDE TORINO vincere partite già perdute e stravincere partite già vinte. Non ricordo di averlo visto mai perdere.
  • Quando il GRANDE TORINO attaccava e dominava, il portiere BACIGALUPO si sedeva sulla linea bianca.
  • Quella squadra era una forza terrena, operaia, molto piemontese messa insieme in modo geniale dal presidente Ferruccio NOVO.
  • Cosa me ne farei, adesso, di una squadra medio alta che ogni tanto vince anche uno scudetto, che in sostanza fa della banale e incompleta imitazione del mio GRANDE TORINO?  Mi va benissimo questo TORO incerto e trepido, povero e modesto, che di quello d’allora è uguale nei sentimenti che attira, di amore e calore.
  • La sedia alzata di MONDONICO ad Amsterdam come confessione sofferta, reazione vana, accettazione melodrammatica di una maledizione?  Possibile. Da far pensare a quante sedie avrebbe alzato se soltanto le avesse avute sottomano come quella sera ad Amsterdam.

Franco OSSOLA (figlio, scrittore )
  • Era un calcio diverso ma ciò che faceva grandi quegli uomini era, oltre allo strapotere tecnico e fisico, la loro forza morale: in un momento di crisi di identità come quello del dopoguerra fu un coagulo importantissimo per gli italiani. Rappresentavano una serie di valori che il popolo aveva come dimenticato, perso per strada: la dignità, l’onore, la fierezza. La gente si riconosceva nei suoi CAMPIONI, che erano persone normali: li incontravi per strada, al bar, alcuni di loro avevano dei negozi in centro dove lavoravano.

Eraldo PECCI (calciatore del TORINO FC)
  • Perché, in campo dovrei correre? la terra è rotonda, la palla pure, sono sicuro che prima o poi passerà dalle mie parti... 
  • La differenza tra me e Pelé? Lui è nero, solo questo.
  • Durante certe trasferte, era solito prendere il microfono sul pullman ed esortare il resto della squadra a non polemizzare con l'arbitro durante la partita,sgrammaticando la frase regolarmente (cit. Francesco GRAZIANI).

Carlo PETRINI  "CARLIN" (giornalista)
  • Forse era troppo meravigliosa questa squadra perché invecchiasse. Forse il destino voleva arrestarla nel culmine della sua bellezza.

Vittorio POZZO (fondatore,giocatore,allenatore del TORINO FC)
  • Riconoscere la sconfitta è la prima tappa della vittoria.

 Paolino PULICI (calciatore del TORINO FC)
  • Non incutevamo paura perché non avevamo paura. In campo poi te la giochi, e se gli altri in campo si dimostrano più bravi di te, tanto di cappello; ma la voglia di vincere devi averla dentro, e non significa dichiararlo nella settimana che precede la partita.
  • Da giovanissimo, nelle mie prime partitelle d'allenamento con la prima squadra venivo sempre marcato da Giorgio FERRINI che, per obbligarmi a tenere i gomiti alti, mi riempiva di pugni ai fianchi. Un giorno non ce la feci più e con un gomito troppo alto colpii Giorgio al naso facendolo sanguinare. Lui allora mi disse. "Adesso sì che sei del TORO". 
  • Quando ero spalle alla porta, a seconda di come sentivo l'urlo della curva, capivo esattamente dove dovevo tirare.
  • Ho avuto mille occasioni per allenare gli adulti, ma ho sempre preferito allenare i bambini. Un po' per tramandare la GRINTA ed i  VALORI GRANATA e poi perché i bambini, tutto quello che fanno, è come se lo facessero per la prima volta.
  • "Non dovrete guardare in faccia nessuno, non dovrete avere mai paura. 
    IL TORO NON HA MAI PAURA... Ricordatevi che davanti avrete solo 11 giocatori: 11 come voi. Ma VOI siete il TORO, loro NO!!" 
  • Mi avessero detto "...segni quel gol e poi smetti di giocare...."avrei firmato subito. Non so se fosse il più bello, ma sicuramente è stato il più importante della mia carriera. Sotto la mia curva, abbracciato dai miei tifosi: con le regole di adesso, mi avrebbero espulso tre volte. Ma io in quel momento mi sono sentito come se avessi portato sulle mie spalle lo scudetto dal vecchio FILADELFIA al COMUNALE.

Nereo ROCCO (allenatore del TORINO FC)
  • Colpite tutto quel che si muove a pelo d'erba; se è il pallone, meglio.

Roberto ROSATO (calciatore del TORINO FC)
  • La prima squadra è come il primo amore, non si scorda mai. E la mia prima squadra è stata il TORINO. Ma col milan ho vinto tanto, uno scudetto e un' altra dozzina di trofei, tutti successi indimenticabili.


Maurizio SARRI (attuale allenatore del Napoli)
  • Nel calcio di oggi, non ci sono più i valori del GRANDE TORINO. Quelle persone, percentualmente, meritavano di stare nel mondo del pallone molto di più di alcune altre che oggi lo invadono. (maggio 2015)

Francesco SCOGLIO (allenatore del TORINO FC)
  • Quando parlo voglio essere ascoltato con attenzione, perché ormai c'è l'abitudine a fare troppi discorsi ad "minchiam"...

Luigi SIMONI (giocatore e allenatore del TORINO FC)
  • Nel calcio di oggi segni un gol e sei un campione, prendi un palo e sei un coglione....

Sauro TOMA' (calciatore del GRANDE TORINO)
  • Mi sono salvato perché ero infortunato e non presi parte a quella trasferta e dentro di me ho sempre provato un grande sospiro di sollievo per averla scampata, ma anche un umano senso di colpa… Quel giorno sono morto un po’ anche io con i miei compagni.

Giorgio TOSATTI (giornalista)
  • Il FILADELFIA; uno stadio dove il TORINO non aveva mai perduto per quasi sei anni, dove in cinque campionati le squadre ospiti erano riuscite a portare via appena otto punti. Un vecchio stadio da trentamila posti, gradinate e tribune a un metro dal terreno. Quando i GRANATA battevano la fiacca, succedeva anche a loro, c’era un trombettiere che suonava la carica e capitan VALENTINO si rimboccava le maniche. Allora il TORO si scatenava, sembrava che in campo ci fosse un’invasione di maglie granata e i gol fioccavano.
  • La città era tutta per strada quel giorno: nessuno era voluto restare in casa mentre passava il TORINO. Fabbriche, uffici, negozi serrati. Gente e bandiere da tutta Italia in un pellegrinaggio d’affetto. Lunghissime ore di strazio: una via crucis di strada in strada, dietro quell’'interminabile colonna di fiori e di morti.La città era muta e spenta e respirava dolore. Non vedrò più una folla così immensa e quieta, non vedrò più una città soffrire come soffrì quel giorno Torino.
  • Scrivo accecato da una nevicata di coriandoli granata gettati a milioni sulle tribune; i giocatori del TORINO stanno correndo verso i tifosi lanciando mazzi di fiori; migliaia di bandiere ne salutano il trionfo. Poi la squadra si raduna e percorre compatta l’anello di pista portando un grande scudetto: manca RADICE che ha ceduto forse a un attimo di commozione, lui il duro, e se ne è andato negli spogliatoi. Quando torna in campo i CAMPIONI gli volano incontro e se lo portano sulle spalle, mentre settantamila persone lo chiamano alla voce; dal cielo scendono intanto nove paracadutisti con fumogeni tricolori e piccoli scudetti. Torino festeggia un giorno atteso per ben ventisette anni e i novanta terribili, interminabili, angosciosi minuti del’ultima partita.
  • La scomparsa della squadra granata determinò a Torino una pesante situazione di squilibrio, senza paragoni con le altre città dove agivano due squadre. Il diretto intervento degli Agnelli alla guida della juve non solo comportò un formidabile potenziamento della società bianconera, le cui risorse finanziarie erano pressoché illimitate, ma sconsigliò i maggiori gruppi industriali che simpatizzavano per l’altra bandiera di mettersi in diretta concorrenza con i padroni della città. Ebbe il coraggio di assumersene il peso PIANELLI, mantovano venuto a Torino con molta voglia di lavorare e pochi soldi in tasca. Un ex muratore che si era innamorato dei granata vedendo giocare MAZZOLA e compagni; fatta fortuna volle metterla al servizio di un vecchio amore.
  • PULICI era rapidissimo, micidiale: tanto scattante da non riuscire a volte a coordinare cervello e piedi. Aveva un fisico compatto, da centometrista nero; quando caricava il bersaglio sembrava proprio un TORO: stessa potenza, stesso ardore, stessa irriducibile aggressività. Per questo, probabilmente, era il più amato dai fans GRANATA: sembrava il simbolo della loro bandiera.
  • CICCIO” e “PUPI” furono e restano la terribile coppia di attaccanti che riportò, dopo 27 anni, lo SCUDETTO sulle maglie del TORINO. Li guidava un allenatore modernissimo (Gigi RADICE; li ispirava la fantasia geniale di Claudio SALA, detto “il POETA”; li sorreggevano due centrocampisti di rango (Eraldo PECCI e Renato ZACCARELLI); li proteggeva una difesa tosta e un grande portiere (Luciano CASTELLINI detto “il GIAGUARO”).

Alessandro VERDECCHI (regista de ORA E PER SEMPRE)
  • Per ora non ho problemi economici, ma se anche li avessi, preferirei fare un porno piuttosto che un film su di voi (ci.la gobba).

Piero VIETTI (giornalista)
  • Sotto la pioggia di un pomeriggio del 1949 la squadra più forte del mondo abbandonò la scena della sua storia ed entrò di schianto nella sua eternità. Erano le 17:03 del 4 maggio, quando la torre di controllo dell’aeroporto di Torino cominciò a sospettare che ci fosse qualcosa che non andava: il pilota dell’aereo che riportava a casa i giocatori del TORINO non rispondeva più alla radio. Le nubi basse, inconsuete per la stagione, addormentavano la città da qualche ora, quando si udì l’esplosione.
  • Tutti tifavano quei colori, comunque simpatizzavano per essi, tutti sapevano a memoria la filastrocca, BACIGALUPO - BALLARIN - MAROSO - GREZAR - RIGAMONTI - CASTIGLIANO - MENTI - LOIK - GABETTO - MAZZOLA - OSSOLA. Anche chi il calcio mai lo aveva seguito.
  • Di quel GRANDE TORINO arrivarono a indossare la maglia azzurra dieci giocatori su undici, una volta. Era contro l’Ungheria. Vittoria per 3-2. L’unico intruso, il portiere: sentimenti IV, estremo difensore della juventus.
  • Imprendibile, geniale e pazzesco, MERONI giocava con il 7 sulla schiena, i calzettoni abbassati, la maglia fuori dai pantaloncini, i capelli lunghi e la barba. Dipingeva quadri e disegnava vestiti, girava con una gallina al guinzaglio e si divertiva a intervistare i passanti chiedendo loro cosa ne pensavano di Gigi MERONI, sicuro che in quella società non ancora rintronata dalle televisioni difficilmente lo avrebbero riconosciuto.
  • Quando nell'estate del 1967 stava per passare alla juventus i tifosi del TORINO scesero in piazza a protestare, e gli operai della Fiat con il cuore GRANATA cominciarono a boicottare la catena di montaggio: erano i giorni in cui veniva lanciata la nuova 128, e tutte uscivano dalla fabbrica senza dei pezzi, oppure rigate, e con un volantino sul cruscotto: “agnelli, giù le mani dal TORINO” (cit. Gigi MERONI).
  • Quando morì, MERONI aveva 24 anni. Li ha ancora. Per sempre.
  • L’ultima foto di MERONI da vivo, la maglia GRANATA addosso, è una profezia: il TORINO ha appena battuto la sampdoria, ma lui lascia il campo a capo chino, gli occhi tristi a guardare qualcosa che nessuno in quell'istante poteva afferrare.



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